Urbino e il Montefeltro

📷

Sabato 9 maggio. Una piccola e fievole luce illumina la mia stanza da letto neanche fosse quella del sole. E’ ora di alzarsi. Sono le cinque del mattino di sabato 9 maggio. Il viaggio ha così inizio. Mi vesto, penso alle ultime cose, chiudo la porta di casa, penso a cosa lascio e cosa troverò.

Prelevo Daniel nel cuore di una Milano che ancora riposa, la milano che preferisco, quella del mattino, ferma, finta così lontana dal caos che ormai fa parte di chi vive qui e si meraviglia del silenzio. Ci lasciamo dietro cemento vetro e palazzi e in poco tempo raggiungiamo l’autostrada, questa lunga striscia di asfalto che taglia in due una verde, verdissima pianura padana primaverile, e che ci porterà verso sud. All’alba superiamo Lombardia e Emilia Romagna, con il Sole già alto siamo ormai in vista del mare che sfioreremo solamente quando eccoci entrare nelle Marche.

Prima biglietto da visita di questo viaggio è il borgo di Gradara, con il suo castello. Uscita Cattolica, pochi chilometri di strada e siamo ai suoi piedi. Lasciata la macchina in uno dei tanti parcheggi iniziamo di buon mattino la salita verso il borgo. Caratteristico, molto medioevale. Una prima cinta di mura esterne racchiude le case di alcuni privilegiati, poi salendo verso il punto più alto, incontriamo una seconda cinta muraria e infine il maniero. La visita a pagamento ci può stare, il luogo è ben tenuto, nonostante l’impressione di superficialità e svogliatezza del personale che vi si trova all’interno. I locali, le stanze arredate non sono fotografabili; poco male, con un minimo di attenzione senza usare il flash qualche scatto si troverà il modo di tirarlo fuori, nonostante la presenza di un impianto di sicurezza video agli angoli di ogni stanza.

📷Gradara e il borgo, visti dalla mura esterne

 A metà mattinata ripartiamo sotto un sole che fa piovere su di noi frecce calde come il piombo fuso. Salutiamo il mare che in lontananza diventa sempre più una piccola striscia dopo il verde dei campi e iniziamo a inoltrarci verso il Montefeltro. A Tavullia, paese natale di un certo Valentino Rossi, ci fermiamo per fare qualche scatto verso Gradara. Nei pressi di un ristorante incontriamo il suo avventore. Ci parla di quanto adori vivere li, ci mostra il suo ristorante, e la vista che se ne gode dalla terrazza. Ascolto e leggo un po’ di malessere in lui quando ci mostra come il suo panorama sarà cambiato da alcune case che gli stanno “piantando” davanti.

📷Incontri lungo il viaggio

Ripartiamo, arriviamo ad Urbino che è quasi mezzodì. Troviamo subito l’agriturismo a 3km dalla città. Finalmente una piccola pausa. Lavati e riposati nel primo pomeriggio ci dedichiamo alla città. Il Sole cuoce letteralmente l’asfalto e fortunatamente il parcheggio gratuito è ben in ombra. Consiglio vivamente di lasciare il proprio mezzo in via Virgili.

Urbino è davvero meritevole di una visita. La concomitanza con la mostra su Raffaello la rende ancora più speciale. Ogni angolo della città antica, alle cui propaggini sono poi sorte altre abitazioni più o meno moderne, -tra cui i dormitori degli studenti- è un piccolo quadro da incorniciare. L’aria che si respira è di una tranquillità giovane e fresca che poche volte ho trovato in altri luoghi. La circolazione di auto e mezzi è inesistente anche nell’ora di punta massima, e le poche auto che attraversano il centro pedonale sono quasi un eccezione. Caratteristica unica è l’assenza totale di semafori. Non ne ho incrociato neanche uno in due giorni. Dati i forti sali scendi la bicicletta non è un mezzo molto adatto, e i piedi ancora una volta sono messi a dura prova.

📷Vicoli che sembrano quasi un acquerello

La salita/discesa di via Raffaello con pendenza degna di pista da discesa libera, vi rimarrà scolpita nelle gambeper un lungo tempo. Percorrendola nella sua interezza si arriverà in via Vittorio Veneto e infine in piazza Rinascimento. L’intero centro della città attraversato da questa unica via: il bello però è vagabondare per l’interno e suoi piccoli vicoli. Prendetevi del tempo se vorrete visitarla.

La mostra su Raffaello è degna del nome che porta. E nonostante i problemi sorti con il mio zaino, l’impossibilità di fotografare gli interni è stata piacevole, soprattutto perché ambientata nel palazzo Ducale, autentico capolavoro. E nonostante mi sentissi guardato a vista per tutta la visita viste le due macchine appese al collo, ci tornerei più che volentieri. Il palazzo ducale è semplicemente eccezionale. Da vedere sicuramente, sia internamente, che all’esterno. Una delle viste più belle dello splendido edificio la si può avere da corso Matteotti, che andrà risalendo verso nord, a ricongiungersi con via Raffaello;

📷 Raffaello e Urbino

ma la miglior vista d’insieme su Urbino la si può avere dalla fortezza di Albornoz. Qui i ruderi di ciò che doveva un tempo essere l’ultima linea della difesa, ora trasformati in parco pubblico con una vista eccezionale. Consigliata la visita al tramonto quando i muri della città di accendono di rosso fuoco. E’ facilmente raggiungibile dal centro, e anche da via Virgili.

📷Vista su Urbino al tramonto, nei pressi della fortezza Albornoz

Nei due giorni trascorsi abbiamo dedicato un pomeriggio ad una breve visita a Montefabbri, uno dei borghi più belli d’Italia. E’ stato affascinante. Il tempo si ferma qui. Rimasto praticamente intatto nel corso dei secoli ha mantenuto i caratteri medioevali. Una visita se in zona è assolutamente imperativa.

📷Cartolina da Montefabbri

L’episodio da ricordare è avvenuto domenica mattina. Desideroso di fotografare Urbino all’alba alle cinque e trenta sono già in giro in auto. Direzione Urbino, cerco di guadagnare altitudine su qualche collina per trovare lo scorcio ideale. Nulla di interessante. Sto per rientrare quando con la coda dell’occhio noto una stradina sterrata che si inerpica lungo una collinetta. Senza preoccuparmi troppo del traffico inesistente parcheggio lungo la strada. Attorno tutto è silenzio, sono immerso nel verde e tra lontane cascine e cortili sento uno strano verso, ma non vi faccio caso più tanto. A metà di quel sentiero imboccato mi accorgo che porta verso un abitazione… Amareggiato e constatando che non c’è nulla di interessante o che valga la pena fotografare decido di tornare all’auto.

Sono quasi all’auto, la apro e qui ancora sento quello che sembra sempre più un lamento o un pianto. In pochi secondi, ripercorro i miei passi mi dirigo a piedi all’incrocio della via, dove sotto una piccola nicchia di una madonnina, in mezzo all’erba un piccolo batuffolo bianco mi squadra impaurito e mi abbaia con una vocina che più che paura fa tenerezza. E’ solo, in mezzo alla strada, mi annusa la mano, trema per il freddo. E’ un momento che dura poco. Lo prendo su.

📷 Al sicuro ora in agriturismo

 Pulito pulitissimo in salute, impossibile si sia perso. Troppo ben tenuto e troppo ben in vista il luogo in cui era. Inutile pensare a chi ha compiuto quel gesto, sarebbe una rabbia davvero esagerata quella che mi avrebbe pervaso e li c’era da fare tanto. Alle 6 e 15 del mattino c’è forse poco da fare, ma non mi perdo d’animo. Dirigo l’auto verso l’unico luogo che potrebbe darmi qualche risposta. La stazione dell’Arma. Citofono, mi aprono e in breve racconto l’episodio all’agente che piantona la stazione. Gentilissimo mi fornisce il numero di telefono del canile, c’è da sentire loro. E’ domenica dico, sicuro che rispondano? Si c’è sempre qualcuno. Se non risolvo oggi stasera sono di nuovo da voi, siete l’ultimo baluardo contro le ingiustizie. Il carabiniere sorride quasi imbarazzato. Rientro all’agriturismo con il piccolo sulle ginocchia. E’ una guida lenta e attenta tra boschi e campi, tutto è silenzio e calma quando a metà strada mi taglia la strada un cucciolo di capriolo.

Mi fermo in mezzo alla strada per capire che farà adesso. In un attimo di goliardia penso a San Francesco e mi dico che non sono ancora ad Assisi. Premo l’acceleratore e il plantigrado scappa via nella selva. Finalmente sono rientrato. Verso le 8 inizio a tempestare il canile di chiamate. Nessuna risposta. Ore 9 compongo un nuovo numero il 112. Mi mettono in contatto telefonico con i vigili di Urbino. Arrivano nel tempo promesso. Breve giro di telefonate e si trova il reperibile veterinario dell’ospedale. Arriva, lo scorto nel luogo in cui l’avevo rinvenuto. Quindi il saluto, lo guardo quel batuffolino un ultima volta gli do un forte bacio e l’imbocca al lupo.

“Gli animali sono saggi dalla nascita” mi dice il veterinario, “l’uomo no” aggiungo io. Sia tu maledetto uomo. Sempre e comunque.


0 visualizzazioni

© 2019 by  Sergio Del Rosso