Scatta & Fuggi - Padova

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Sono reduce da un fine settimana molto lungo. Venerdì sono partito per una scattare una serie di foto a Venezia. Un tour de force per riuscire a vedere quasi tutto in otto ore di cammino.incessante .Alle 23 ero di nuovo a Milano. Il mattino seguente alle 8 ero già in ufficio per uscirne solo alle 20...

Stamattina sveglia all'alba per godere del primo Grand Premio di F1 della stagione. Finito quest'ultimo mi sono svagato per qualche ora al Photoshow 2009. Noiosissimo per la verità. ma doverosa la presanza. Ringrazio la Canon per aver pubblicato nello slideshow al loro stand una mia foto. Piccola ma grande soddisfazione!

E ora mi sento un po' stanco e qui spero qualcuno non venga a farci sopra la solita battuta. Vero? E non dire che sono sempre stanco! :-)

Quindi trovo solo ora il tempo di scrivere qualcosa su Padova, meravigliosamente antica e moderna città del nord!

Oggi racconto di sabato 21 marzo, quando sono stato a Padova per un breve foto-reportage. Fino ad allora le mie uniche impressioni sulla città erano limitate a poche informazioni. Le avevo avute parlando con dei miei ex colleghi di lavoro che qui dimoravano. Non so perché ma l’immaginavo molto simile a Milano, un centro storico non molto esteso e tanto cemento. E se quest’ultimo domina tristemente tutta la parte nord della città che abbiamo visto, qualche sorpresa è emersa strada facendo.

📷 Chiesa degli Eremitani, dettaglio.

 Rispetto alle piccole città di provincia quali Cremona e Mantova, si avverte che Padova è un città fortemente sviluppata. Grandi palazzi moderni, vetrate a specchio, vie trafficate. Non si può definirla calma e tranquilla. A tradirlo subito una forte presenza delle forze dell'ordine. Pattuglie miste comprese. Appena usciti dalla stazione percorriamo la via del Vecchio Gasometro, e in via Porciglia entriamo nei giardini dell’Arena. Inzia così la nostra giornata. Un parco calmo i piccioni e i primi germogli di primavera. Li decidiamo di non visitare la Cappella degli Scrovegni nonostante l’innegabile ma scontato fascino e ci addentriamo verso il centro.

📷Padova, piazza delle Erbe

 Se la periferia poteva esser scambiata per Milano, lo scenario qui è ben più tranquillo e vivibile. La bicicletta è un elemento fortemente caratterizzante: i padovani ne fanno un grande uso, e non è del tutto errato nel momento in cui si attraversa una strada cercare di far più attenzione ai ciclisti che non alle auto. In piazza degli Ereminiani subito fuori dai giardini visitiamo l’omonima chiesa. L'interno è assolutamente anonimo. Veniamo a conoscere ben presto il motivo. Seconda guerra mondiale. Un carico di bombe sganciate da una formazione di B17 americani devasta la stazione oltre che chiesa. All'epoca le bombe erano ancora ignoranti si vede. Risultato. Danni incalcolabili. Chiesa sventrata. Un patrimonio distrutto per sempre. Restano a memoria alcune foto storiche in una nicchia della chiesa a memoria perenne di quanto accaduto quel giorno.

📷Palazzo della Ragione, interno

In pieno centro storico, il primo edificio che ci colpisce è il palazzo comunale in cui assistiamo all’arrivo di sposo, parenti, amici e finalmente la sposa. Sicuramente una bellissima vetrina per i due giovani. Rimaniamo giusto il tempo di ammirare tutte le amiche della sposa, salutiamo e garbatamente ci facciamo da parte puntando al Palazzo della Ragione e piazza delle Erbe. Ci tuffiamo nel cuore della vera vita padovana, il mercato del sabato mattino. Mi affascina e mi ruba il cuore ammirare il popolo girare tra i banchetti della frutta sotto uno dei palazzi più belli e antichi d’Italia. Gli imperi posso anche cadere e i coloro sbiadire ma queste scene si continuano a ripetere da centinaia di anni. Impagabile.

📷 Palazzo della Ragione, portici

 Entriamo nel palazzo della Ragione. Ne siamo rapiti. La vastità di tale luogo lo rende unico e ineguagliato nel suo genere. “Un luogo ricco di storia, che ce la racconta con i suoi affreschi e che vale la pena di essere visitato, il suo immenso salone che spesso ospita concenti è dotato un'acustica eccezionale, degna del miglio teatro dell'opera, e stupisce per la sua grandezza sia in spazio calpestabile che in altezza. All'esterno spicca in modo particolare la mole, l'imponenza data da una struttura massiccia e possente che sovrasta due piazze per la loro intera lunghezza.”

📷Portici di Palazzo della Ragione. La gentilezza dei "bottegai" rimane ineguagliata.

Un'altra pittoresca e affascinante tappa della visita sono stati i portici sotto il palazzo stesso. Decine e decine di piccole botteghe l’una accanto all’altra. Salumieri, macellai, fruttivendoli. Scene che mi ricordano tanti film, invece è realtà. Una realtà che spesso ci sfugge pensando che il mondo sia quello che vediamo, ignorando il resto solo perché non l’abbiamo mai visto. Pane dal panettiere e prosciutto dal salumiere. Il nostro pranzo al sacco è bello che pronto. Un caffè freddo in via Vandelli con vista sul duomo, poi la discesa verso sud lungo via Paleocapa fino all’incrocio con l’osservatorio astronomico. Ci addentriamo nelle vie, attraversando normali quartieri residenziali, trovando il normale di ogni città, quand’ecco che giungiamo in Prato della Valle.

📷Prato della Valle, sullo sfono l'abbazia di Santa Giustinia

E qui i nostri occhi osservano l’incredibile scenario di questo luogo. Sullo sfondo da una parte la Basilica di Sant'Antonio, dall'altra l'Abbazia di Santa Giustina in mezzo un elisse di acqua circondato da statue in marmo bianco, prato verde e colorate bancarelle del mercato dai colori dell’arcobaleno. Qua e là giovani coppiette amoreggiano su un plaid gettato sull’ erba, mentre vorticosamente i padovani girano da un avventore all’altro. Vorremo fermarci anche noi a godere di quei momenti di pace e tranquillità, ma le ombre che vanno ad allungarsi ci invitano alla fretta. Così muoviamo i nostri passi verso Sant’Antonio. Magnifica struttura. Cupole e torri, colonne e statue bella forte incommensurabilmente possente. Così si erge davanti a noi.

📷 Basilica di Sant'Antonio

Entriamo e prima ancora di metterci piede un brutto segnale. Macchina fotografica stilizzata su fondo bianco e cerchietto rosso con barra trasversale. Non si fotografa. Scoprirò poi che per farlo esiste un orario ben preciso, ovviamente dietro autorizzazione. Rivolgetevi all’ufficio informazioni. Un po’ infastidito, mentre percorrevo la basilica, cercavo di pensare a come scattare ugualmente. Non perché volessi andare contro le regole, ma per ricordare. Per lasciare una traccia di ciò che ho visto quel giorno. Riuscì ad effettuare quattro scatti. Una volta impostata con tempi lunghi e scatto a tempo, mi è bastato poggiarla da qualche parte e premete il bottone facendo finta di niente.

📷 Basilica di Sant'Antonio, un momento incastonato per sempre nel tempo.

Lo scatto forse più particolare è quello in sacrestia. Daniel è di una curiosità letale. Me lo vedo infilarsi sotto un arco, lo seguo, e vedo il prete pregare dopo la cerimonia che aveva finito di presenziare da poco. Appoggio la macchina su una credenza premo il bottone e facendo finta di niente cerco di recuperare Daniel incurante di tutto. Arriva la “sicurezza” che chiede gentilmente di allontanarci in quanto luogo non aperto al pubblico. Io riprendo su la macchina speranzoso di vedere sopra uno scatto felice. Così è stato.

Davanti alla basilica consumiamo gli ultimi scatti di una lunga giornata. Padova si è dimostrata una città vivibile per quanto la nostra presenza si sia limitata a poco più di 7 ore. I luoghi da vedere sono molti, e tanto sicuramente ci siamo persi strada facendo;

ma come sempre in fondo è solo e sempre una questione di tempi no?

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