Scatta & Fuggi - Mantova

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Arriviamo a Mantova in una mattinata di fine inverno accompagnati per tutto il nostro viaggio da un caldo sole primaverile che ci costringerà a sporgliarci strada facendo. Ammetto per chi giunge in treno che forse il primo impatto non è dei migliori. La stazione nella parte ovest della città da su una delle pochissime zone trafficate della stessa, via Pitentino.

L'acre puzzo dei gas di scarico delle auto quasi mi fa rimpiangere l'aria di Milano. Decidiamo subito di tagliare dentro per la parte alta della città. Dopo qualche minuto siamo sul lungo lago, in viale Mincio e tutto cambia....

 Qui respiriamo nuovamente a pieni polmoni, non soltanto il profumo della primavera in arrivo, ma anche la tranquillità che una città come Mantova ha saputo mantenere intatta nel corso degli anni. Se da una parte la si possa inquadrare come una città circondata per quasi tre quarti dalle acque del Mincio e idealmente geograficamente isolata è altresì vero che gli abitanti di Mantova vengono bollati come poco aperti nei confronti del forestieri; che tutto ciò abbia preservato il comune dall'essere preda di comunità extracomunitarie non avvezze all'integrazione ma più portati per la ghettizzazione del luogo che li ospita, vedi Brescia, sinceramente non saprei rispondere.

Si respira aria di tranquillità. Di pace. Di vita dal sapore più semplice. Ho girato tranquillamente reflex al collo per tutta la città, anzi non di rado ci siamo sentiti veramente forestieri. Lasciamo il lungo lago davanti al Castello per scendere verso il centro, è una vera e propria perla. Il Castello, Palazzo Ducale, piazzale Sordello, queste bellezze architettoniche si susseguono mentre osserviamo con una punta di invidia i mantovani godersi il sabato mattina. Fermi in bicicletta a chiaccherare con un conoscente, oppure ai tavolini dei bar a fare colazione.

Biciclette. Potrebbe essere, anzi lo identificherei come il secondo mezzo di spostamento più usato dai mantovani. Il primo quasi certamente sono i piedi. Ho visto biciclette in ogni possibile luogo della città, dalla stazione ai vicoli più nascosti. E c'è da capirli.

 Al contrario di ciò che si avverte nelle grandi capitali in centro non c'è traccia o presenza di degrado. Sotto i portici di piazza Erbe ordinati e presenti guardiamo i tanti venditori ambulanti a guardia del loro banchetto; non c'è quella sensazione di caciara, disordine e improvvisazione di altri posti. No. Ricordo molto precisamente il momento in cui ho scattato una delle tante foto, in cui uno di questi venditori legge la sua gazzetta di Mantova; uno scatto che potrebbe riassumere forse il loro modo di vivere la giornata.

A metà giornata decidiamo di fermarci a pranzare a Piazza Erbe, in uno dei locali più rinomati del luogo. La gastronomia mantovana è a nostra completa disposizione. Ovviamente antipasto di salumi, e tortellini di zucca affogati nel parmigiano. A chiudere un dolce dessert. Ripartiamo velocemente decidendo di recarci al palazzo Te a sud della città. Siamo a metà giornata e  Mantova sembra deserta. Il sole ci scalda la pelle. Come naturale che sia gli antichi palazzi vengono rimpiazzati dalle più classiche palazzine moderne mano a mano che la periferia si fa più vicina.

Decidiamo di non entrare nel palazzo Te, a causa dei limiti imposti, nessuna fotografia all'interno per copyright. Prendiamo atto e decidiamo di risalire tutta la città nuovamente. Arrivati sul lungolago del Gonzaga, prendiamo via Legnago, attraversiamo sulla pista ciclabile tutto il ponte che divide lago di mezzo da quello di sotto e dall'altra riva ci rilassiamo godendoci il panorama. Il sole calante ci dona un controluce niente male, in cui ogni tetto, guglia, torre della città ci appare nella sua elegante siloutte. Una camminata che valsa la fatica per ciò che i nostri occhi vedono.

Rientriamo stanchi in città, per un ultimo saluto alle sue piazze, ai suoi ciotoli, alle sue mura centenarie, ai suoi vicoli, che chissà quanto potrebbero raccontare; e con questo pensiero che lasciamo Mantova addormentandoci sul treno che ci riporterà ancora una volta a casa, esausti ma con tanti ricordi....

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