Quanti McCurry tra di noi?

📷fotografia di Claudia Rocchini

Molte volte mi sono chiesto quanto in fotografia sia fondamentale la capacità tecnica e quanto l’abilità di essere nel posto giusto al momento giusto, dicesi fortuna se siete voi l'autore di una certa bella foto, chiamasi culo per gli altri.

Me lo sono chiesto spesso quando osservo bellissime fotografie di reportage create da grandi artisti, e non senza un pizzico d’invidia pura; succede poi che spesso mi ritrovo a pensare “questo è probabilmente quello che avrei fatto anch’io in quel momento”. 

Diventa facile a questo punto pensare che la differenza tra quella foto, e quella che tu non hai fatto sta proprio nel non essere stato li presente. Bella scoperta.

A Milano fino al 28 febbraio a Palazzo della Ragione in pieno centro,  passateci, c’è una mostra dedicata ad un fotografo molto famoso, Steve Mc urry. E’ uno di quei fotografi le cui foto raramente passano inosservate.

La mostra non l’ho visitata, e personalmente avrò visto una o due fotografie dello stesso, e solo di recente ho deciso di visitare il suo sito online. Ho visionato alcune gallerie. Una dozzina di scatti per tema. Ne ho tratto tanta ispirazione mista ad amarezza.

📷 Domenica 7 febbraio, lunghe code alla mostra McCurry

Si perché guardando le sue gallerie, non ho potuto fare a meno di soffrire, di rodermi un po’ dentro ammirando panorami mozzafiato, ritratti di visi vissuti, momenti di vita quotidiana. Scatti e immagini suggestive, capaci di rendere lo spettatore davvero protagonista di quel momento. E subito inizio a pensare, a riflettere che forse quegli stessi scatti li avrebbero potuto fare, o meglio vedere anche altri. Che forse, dipende quasi sempre tutto dall’essere presente in un particolare momento, cogliere l’attimo, un istante. Quantomeno un po' frustrante.

Pensiamo a quando si esce a fotografare. Se si è fortunati si porta a casa qualche scatto da tenere, da pubblicare online o proporre nella sezione "mostra la tua foto" di qualche rivista.  E se da questo, spesso esiguo numero, si riesce ad ottenere una o due foto davvero suggestive come quelle di Steve è un evento raro. Però non si deve fare l’errore che si potrebbe compiere non valutando in pieno il lavoro di McCurry.

Per creare quell’album davvero così meraviglioso, viene da chiedersi quanti anni, quanti sforzi, quanti scatti, quante albe, quante camminate, quanti acquazzoni, quanti raffreddori, quanti rischi abbiano caratterizzato quest’opera. Mesi, anni passati in giro attorno al mondo a scattare, e poi a scegliere cosa potesse essere adatto e cosa no. Non oso immaginare la fatica nello scegliere tra le migliaia di scatti raccolti e conservati. Una miniera di immagini immensa che viene riassunta in poche diapositive. No, non dev’essere stato affatto facile farlo.  Non è per tutti. 

Lo invidio positivamente il signor McCurry, lo invidio per ciò che ha visto, vissuto, passato. Non andrò a vedere la mostra nonostante probabilmente sarà un evento irripetibile a Milano; cercherò piuttosto di instaurare un rapporto più intimo con le sue fotografie attraverso un libro o su una galleria online, un rapporto che mi possa aiutare a capire cosa si cela dietro lo scatto, dietro i suoi occhi. Quel lavoro non è proprio per tutti in fondo.

Lavoro?  Intendevo forse dire passione...

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