Passeggiando a Portofino

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« Portofino, un piccolo villaggio che si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino... » così Guy de Maupassant descriveva la più rinomata tra le località del Tigullio. E se pur piccola è rimasta negli spazi, la sua fama cresce, tanto da essere uno dei porti marittimi più movimentati della Liguria. Dalla mia prima visita targata estate 2003 decido di tornarci con occhi decisamente più critico. Svegli all'alba, treno regionale da Milano alle 7.25, alla via così.

Arrivo a Portofino a piedi percorrendo i cinque chilometri e mezzo circa che dividono Santa Margherita Ligure dal piccolo villaggio.  A metà strada per sfuggire alla tristezza di camminare lungo una striscia d'asfalto decido di tagliare per il promontorio, e per i tanti sentieri che compongono il Parco Regionale di Portofino. E finalmente tra le fronde delle vegetazione si iniziano ad intravedere le prime propaggini del paese. Una ripida scalinata e finalmente siamo nella piazzetta.  Tutto è qui. Castello S.Giorgio ora Brown, la località Olivetta, il faro, la chiesa e il suo cimitero a picco sul mare sono tutti a poco meno di 10 minuti di passeggiata. Tutto è raccolto attorno alla piazzetta, l'ombellico della mondanità, quella resa celebre dai vip di mezzo mondo.

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Mondanità che nell'ultima metà di secolo si evolve parallealemte con questo piccolo villaggio, diventato una delle più celebrate mete turistiche del tirreno e del bacino mediterraneo. Una mondanità però a volte troppo ostentata, spesso fuori luogo ed aggressiva nella sua presenza. Le vetrine delle più importanti firme della moda si affacciano tutte li. Strette l'un l'altra sono il punto di ingresso di un mondo lontano anni luce da quello degli abitanti. Nonostante questo, nella sua pur attuale celebrità il paese è in grado di raccontare ancora parte della sua storia, come il tradizionale Falò di San Giorgio. Non è passato molto dalla sera del 23 aprile, quando annualmente ricorre l'appuntamento con le celebrazioni religiose in onore del Santo Patrono. La messa, la processione e l'ostensione delle reliquie del Santo, sono un patrimonio culturale che questa comunità dovrà portare avanti.

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Mi guardo attorno, nel porticciolo, così tanto intimo così però altrettanto sfarzoso e appariscente, avverto l'asetticità di un luogo troppo pulito e ordinato. Così camminando lungo la banchina percorro in tutta la sua lunghezza questo braccio di cemento, ed infine ecco che defilate, in un fazzoletto di mare, incastrate in un angolo ritroviamo l'essenza marinara di un allegro paesino di pescatori.  Piccole imbarcazioni disordinatamente attraenti, tinteggiate in sobri e sgargianti colori si fanno dondolare dolcemente dal lento modo ondoso mentre i raggi del sole di un caldo pomeriggio di privamera ne scaldano il legno consumato dal tempo e dall'umidità, dopo forse l'ennesima notte passata a largo a far bottino.

Schiacciate economicamente da un turismo di massa sempre più elevato, e sospinte letteralmente in un angolino del porto per far posto a panfili e yatch, sopravvivono ormai poche imbarcazioni,  rappresentano i vascelli di uno sparuto gruppo di pescatori. Li trovo li oggi come se fosse ieri e come sarà domani, meticolosamente impegnati in gesti ripetuti e meccanici mentre armeggiano con le loro consunte reti da pesca.

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Ogni tanto un traghetto carico in modo orribile giunge dal Tigullio, pronta ad aprire le porte per sbarcare il suo carico umano di barbari turisti. E allora capita che ci si fermi a ragionare, su quanto stia avvenendo da anni. Se queste invasioni siano più un bene o un male per i pochi residenti rimasti. Le statistiche dicono che ogni 10 anni la città si impoverisce perdendone circa 50. Oggi ne conta circa 500.

Questa è la barca più bella di tutta Portofino. Profuma, "puzza" di storia solo a guardarla. Lui, il proprietario mi guarda sorpreso, poi quasi sorridendo risponde "Ha ragione, è una delle più belle nonostante avrà cinquant'anni d'età". Poi con occhi bassi continuando a lavorare alle reti fa un cenno del capo verso la piazzetta "Il paese è li, nelle boutique. Qui è rimasto ormai poco. Meglio se non le dico cosa penso". Il tempo di qualche scatto, e poi un appuntamento alla prossima volta. "Io son sempre qui, e se non sono qui sono a dormire".

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Lo vedo avviarsi verso casa di sua madre, portofinese pluri novantenne, che dice di non sentire il telefono. Entra in un vicolo e già non lo scorgo più. Padrone di un regno blu e azzurro lungo appena 4 metri e mezzo, scialuppa di salvataggio della propria libertà.

Portofino si può raggiungere in diversi modi.  Direttamente in auto, anche se caldamente sconsigliato per via delle lunghe code, e del problema parcheggi. I vigili per quanto pochi sono assolutamente irreprensibili. Da poco la polemica sull'ingresso delle biciclette in centro storico. La città più vicina è Santa Margherita Ligure dove, arrivando in auto, o in treno si può comodamente prendere i bus di linea, oppure i traghetti (http://www.traghettiportofino.it/) 8,5€ a/r . Si può anche arrivare a piedi percorrendo la SP227 in un oretta circa di cammino, basta fare attenzione alle auto. Inoltre una serie di sentieri permettono di passare dal promontorio di Portofino ed arrivare nel paese senza subirsi il fastidio del sole e gas di scarico. I prezzi come in tutti i luoghi soffrono della maggiorazione "mondanità". Una discreta coppa di gelato seduti comodamente in piazzatta non vi costerà meno di 10€ e una birra piccola servita in un calice almeno 5€. Al piccolo bar del faro i prezzi sono anche più cari, e c'è da comprenderlo vista che si tratta di una località molto isolata. Il panorama però è davvero suggestivo, assolutamente consigliato al tramonto.

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