Nature Photography Workout - Oasi di Sant'Alessio

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Ieri si è svolto il primo Nature Photographic Workout all’Oasi di Sant’Alessio. (PV) Ieri è stata una lunga giornata, e come sempre vedo tanti motivi di spunto che se ne potrebbero trarre. Con un po' di modestia si potrebbe parlare della fotografia in sé, della tecnica, degli attrezzi, dei trucchi, delle strategie. Si potrebbe dar spazio all’oasi alla sua storia, al fondatore e alle molteplici attività.

O più banalmente potrei disquisire di flora e fauna, della biodiversità e di altri termini prettamente tecnici, ma non ne ho primo le capacità, secondo la voglia.

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Ieri è stata una lunga giornata, e come sempre vedo tanti motivi di spunto che se ne potrebbero trarre. Con un po' di modestia si potrebbe parlare della fotografia in sé, della tecnica, degli attrezzi, dei trucchi, delle strategie. Si potrebbe dar spazio all’oasi alla sua storia, al fondatore e alle molteplici attività. O più banalmente potrei disquisire di flora e fauna, della biodiversità e di altri termini prettamente tecnici, ma non ne ho primo le capacità, secondo la voglia.

In realtà sono argomenti su cui si è ormai scritto e letto fino a provocarne la svalutazione. E non è proprio mia intenzione abusarne. Più che di questo, le mie considerazioni personali, che è mio desiderio riportare qui come una sorta di breve sunto, sono incentrate su altri aspetti più personali.

Ieri potremmo aver imparato molto. Non sulla tecnica di fotografare, o sui modi di scattare belle foto. Ieri si è capito che scattare una buona foto è solo metà del lavoro. Dietro al CLACK dell’otturatore c’è molto di più.

Più che mai in questo tipo di fotografia.

La naturalistica si differenzia da altri tipi di fotografia poichè senza una adeguata capacità visiva, senza una conoscenza del soggetto da ritrarre probabilmente scatteremo tante foto in sequenza ma senza una reale idea di cosa volevamo ritrarre. Di cosa volevamo raccontare o documentare.

📷Un momento del tutto inatteso.  Abbiamo sorpreso un abitante in un momento di estrema privacy. Niente di più naturale.

 Personalmente la sento molto riflessiva. Deve probabilmente nascere dentro se stessi. Presuppone il distacco dalla civiltà da cui siamo circondati. Non ce ne rendiamo apparentemente conto. Non comprendiamo realmente cosa abbiamo, e stiamo perdendo, fin quando non ci ritroviamo con fanciullesco animo in particolari scenari.

Ieri eravamo stupiti, ebeti di fronte a due cavalli che brucano il fogliame a pochi metri da noi quando si tratta della cosa più naturale di questo mondo. E scattiamo, scattiamo e scattiamo, quasi fossero gli ultimi della loro specie.

O rimaniamo sorpresi quando vediamo una “paperella” fare i suoi bisogni in acqua. Ammiriamo i suoi “rifiuti”. Magicamente si trasformano in una nuvola frattale fluttuante mentre scendeno lentamente sul fondo… Tutte queste cose oggi ci stupiscono: io dico dovremmo essere colpiti con un pugno allo stomaco del contrario. 

Ieri ho sentito la parola Oasi accostata ad un'altra come isola: io dico Oasi come un bunker in cui siamo stati costretti, da noi stessi, a “rinchiudere” gli animali. Virgolette poiché non tutta l’oasi è armata di scudo.

📷  L'ombrello. Un enorme scudo a difesa della Voliera.

Riparo. Tristezza. Tantissima certamente. Rimaniamo attoniti.

Fotografiamo nelle oasi perché più facile. Più veloce. Più seducente. Fotografiamo animali in gabbia. Una gabbia sicura, ma pur sempre una gabbia. Loro non possono sottrarsi al nostro obiettivo. Non possono scappare. Sono inermi. Mantengono una dignità ineguagliabile.

Forse sarebbe meglio fotografarli fuori.

Piuttosto che scattare 100 foto ad uno soltanto di loro tra una rete e l’altra forse sarebbe meglio passare una giornata intera ad aspettarli fuori. Sapendo che possiamo tornare a casa anche senza uno scatto ma sapendo che comunque anche se non li vedi sono li ad osservarci. Purtroppo non è così. 

Scusateci per la nostra magnifica inciviltà.

📷I miei confini.

 I miei più sentiti e calorosi ringraziamenti a Claudia Rocchini che si distinta per essere riuscita ad organizzare un Workout semplice, efficente funzionale.  Tutte caratteristiche vincenti. Cara Claudia qualsiasi imbecille può complicare, ci vuole un genio per fare cose semplici

Ad Armando Gariboldi, già direttore generale della LIPU e autore di più di 12 libri, che ci ha accompagnato in un reportage naturalistico d'eccezione. Un grazie a Stefano Meluni fotografo presso  La Presse, che oltre a sopportarmi per metà giornata  mi ha gentilmente prestato la sua eccezionale Canon reflex con la quale ho potuto sperimentare i vantaggi di lavorare con un FULL FRAME. E ancora un ringraziamento ad Amedeo Novelli, già collaboratore di Canon, fotogiornalista di FotoUP, per i suoi preziosi consigli durante tutta la giornata.

Gruppo Oasi di Sant'Alessio su Flickr Sito Ufficiale

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