Mongolia, le prime tappe di un Avventura.

Aggiornato il: 19 ago 2019

Regola numero 1 del viaggio: arrivare a Ulaan Baator senza sorprese.


Temo lo Sheremetyevo.


MOSCA. Valigie che spariscono, personale che non parla inglese, indisponenza alla massima potenza. Per non parlare delle famose, eterne lungaggini burocratiche alla maniera ex sovietica. Tutte cose lette. Tutti racconti di altri. Però... il dubbio rimane. Tre ore e mezza di scalo. Non dovrei perdere l'aereo. Spero.

Sei del mattino. Mongolia. Festa grande. Sarà il 13 luglio fortuna che è sabato. Fammi toccare ugualmente. Non si sa mai. Due giorni di acclimatamento. Non ho ancora ben chiaro che direzione prendere in quelle 48 ore. Il ritrovo con gli altri sarà il 15 mattina.


Visitare la città, cercare di carpirne l'essenza. Interessante soluzione. Oppure niente, lasciar stare la città descritta come incasinata, grigia, inquinata. E lasciarmela alla spalle. C'è il parco nazionale di Khustain Nuruu con i suoi famosi cavalli oppure più impegnativo il monastero di Amarbayasgalant.


Tre soluzioni completamente differenti. Tre mondi opposti. Fortuna che non parto domani.


L'isolato monastero di Amarbayasgalant.

ULAAN BAATOR. Il 15 in ogni caso si partirà da qua. Eccoci qua tutti riuniti. La fase iniziale del viaggio prevede di ricalcare l'itinerario della ferroviaria transiberiana. Prenderemo il treno che arriva Irkutsk. Li in territorio russo sulle sponde del lago Baikal la linea si dirama in due direzioni, la prima procede in linea retta attraversando tutta la siberia meridionale fino a Vladivostok sul pacifico.


La seconda invece devia prepotentemente verso sud. Abbandona le rigogliose zone montuose al confine russo mongolo e anche il nome diventando ferrovia transmongolica. Fino ad arrivare. Lo attraverserà da parte a parte per tutta la sua altezza nord a sud sino a giungere a Pechino, Cina.



Ed è quasi al confine con la Cina, a Sainshan dove arriveremo per l'1 di notte del 16, che il percorso abbandonerà quello ferroviario, e devierà deciso verso ovest. Si monta sulle Uaz. Mezzi da sbarco. Robuste. Facili da riparare. Polivalenti. L'equivalente del dromedario in versione motorizzata.




SAINSHAN. Qui si estende il profondo Gobi, un deserto atipico così poco deserto e al confine con il nulla. Da qui 2500 km attraverso uno dei luoghi più isolati e meno abitati del pianeta. Non riesco ancora a credere che Alfredo, il capo gruppo si sciroppa migliaia di chilometri ogni anno. Monumentale.






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