Marocco - Atlantico

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IN UN LUOGO IN CUI L'OROLOGIO NON HA SENSO, SARA' PROPRIO UN SIMPATICO CONTRATTEMPO CON IL FUSO ORARIO A RIMANDARE LA MIA PARTENZA PER L'ATLANTICO. Dense nubi si presentano di buon mattino scaricando su Marrakech una insistente pioggerellina, abbastanza intensa da rendere le strade dei suk impantanate. E’ metà giornata quando finalmente il tempo migliora lievemente.

Niente taxi, assaporo l’uso dei mezzi pubblici locali, bus n°8, che mi porta all’autostazione nei pressi della stazione ferroviaria. Dieci minuti scarsi di viaggio poi un breve percorso a piedi. Si parte in orario, lasciamo la periferia povera di Marrakech dove si presenta uno degli anacronismi più particolari, parabole satellitari spuntano dai tetti come una foresta di funghi.Pochi minuti e attraversiamo verdi pianure e palmeti così che si scopre la parte verde e fertile di questa parte del Marocco. A Essaouira il bus si svuota velocemente, e una piccola folla di portantini e personaggi di ogni genere si accalca in cerca di un veloce impiego. Al riad sbrigo le banali formalità, prendo velocemente possesso della camera e senza indugio cerco di raggiungere velocemente i bastioni sull’oceano. E' il crepuscolo. Come sotto la mano di un artista, gli ultimi raggi solari iniziano a tingere il cielo sull’oceano, un immensa tela viva prende colore davanti a me. Quando ormai è buio vago senza meta, trovando sempre qualcuno disposto a chiacchierare un po’ in francese un po’ in marocchino.

Mi fermo a cenare in uno dei tanti chioschi che danno sulla strada, per ritemprare lo spirito, poi mi accorgo di non sapere minimamente dove sia il mio riad e passo una buona mezz’ora a cercarlo tra vicoli e vicoletti. Il canto dei gabbiani inizia a riecheggiare, misto a quello delle onde.Nelle ore che seguono l’alba imbarcazioni dai colori variopinti rientrano dalla pesca. E se tra banchi e negozi la presenza del turista armato di macchina fotografia è ben tollerata, lo stesso non si può dire in quel luogo. Guardato male, più volte rischio un linciaggio oltre quello verbale, che solitamente non va oltre parolacce e gesti non certo degni di bibliotecari di Oxford. Osservo i pescatori, veri uomini di mare scaricare il loro prezioso bottino. Cerco di adattarmi alla nuova condizione, e alla nuove regole di questo regno senza re, decisamente più saporito rispetto ai più commerciali suk. Pescatori, sempre diffidenti, non amano particolarmente i turisti che gironzolano come se fosse un parco giochi. In fondo c’è da comprenderli e da una anche parte biasimarli. Immaginiamo se durante le nostre quotidiane normali attività lavorative, venissimo guardati, spiati fotografati da gruppi e gruppi di turisti e questo per tutti i giorni. In realtà probabilmente nel loro modo di concepire la vita tutto questo non è che un fastidioso contrattempo. Il turismo per il Marocco è di vitale importanza, e forse un po’ più di tolleranza non guasterebbe. Loro risponderebbero con una semplicità disarmante. "Noi vendiamo solo pesce in fin dei conti."

{morfeo 95} 

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© 2019 by  Sergio Del Rosso