Manipolazione ed eccessi, standard e buon senso

Fare fotografia è per lo più un attività solitaria. La maggior parte dei momenti in cui condividiamo la nostra passione con un altro fotografo, vuoi in un luogo virtuale, vuoi durante un uscita, spesso il tema della discussione non si concentra esclusivamente sulla tecnica. Accade invece che si giunge, presto o tardi, a discutere animatamente sul tema più in voga del momento. Che si chiami fotoritocco, post produzione, manipolazione, il tema è sempre lo stesso. Alterare lo scatto originale per ottenere un risultato differente.

Su questo come già raccontato in passato, si sprecano le tesi delle varie correnti di pensiero. Ovviamente ognuno forte dei suoi motivi e delle sue ragioni deve fare i conti sempre con l'altra parte. Sparta e Atene. A volte Don Camillo e Peppone.  Viene da chiedersi chi ha ragione e chi vincerà mai questo duello senza fine.

La chiave giusta per interpretare questa situazione ce la fornisce come sempre il buon senso, di cui però non molti sono padroni.

Sovente mi chiedo, qual è la più grande qualità di un fotografo?  Perferzione tecnica? Creatività? Fortuna? Sintesi visiva? Ne potrei elencare altre 100 di caratteristiche singolari.  Queste si incastrano e si combinano come i pezzi che compongono la nostra reflex. Una sopra le altre è la più difficile da acquisire: l'autocritica. Autocritica e buon senso. Un binomio da brivido. E se li abbiniamo al tema della foto manipolazione si apre un girone dantesco.

Di recente ho avuto il piacere di leggere un bellissimo articolo online di Arianna Rinaldo, che sulle pagine del sito de l'Associazione Italiana Giornalisti Dell'Immagine racconta e analizza questo tema partendo da esempi storici del fotogiornalismo moderno. L'articolo non ha la presunzione di decretare il vincitore di questo duello infinito, ma ha la capacità di definire i paletti di una realtà al cui interno la fotografia moderna si sta muovendo. 

Vi auguro una piacevole lettura.

Si ringrazia l'Associazione Italiana Giornalisti Dell'Immagine 

Manipolazione ed eccessi, standard e buon senso di Arianna Rinaldo

Nel 1997 ebbi l’opportunità di frequentare un Master presso la New York University. Il corso di studi aveva un titolo intrigante e innovativo: Media Ecology, l’Ecologia dei Media, un bel termine che racchiude in sé tutto il “bello, il brutto e il cattivo” del mondo della comunicazione mediatica ai nostri giorni. Nello spirito di Marshall McLuhan e sotto l’ala del suo allievo Neil Postman, che fondò questo corso di studi nel 1971 anticipando i grandi dibattiti sull’effetto dei mass media (il suo dito era puntato alla televisione) sulla nostra forma mentis, giovani studenti di comunicazione si chiedevano come la nostra realtà, materiale e mentale, subisse l’influenza dei mezzi di comunicazione, oggi e nel corso della storia dell’umanità....Continua

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