La garanzia della post-produzione

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All'inizio pensavo che sarebbe stato bello intitolare questo articolo "La magia del fotoritocco", ma poichè di magia non vi è proprio nulla ho preferito ripiegare sul ben più modesto e veritiero "La garanzia della postproduzione".

Oggi sento molto spesso commenti del tipo "ma l'hai fotoritoccata?" oppure "è bella però si vede che è modificata al computer". Ormai sorrido. Sorrido sì, perchè per i non addetti ai lavori una foto per essere bella deve per forza essere stata modificata digitalmente. E non a torto.

Anche se da certe reazioni sembra che il fotoritocco sappia di finzione e inganno e che questo probabilmente sia il pensiero anche per alcuni addetti ai lavori, prima di raccontare l'immagine va effettuata una breve panoramica su questa branchia dell'arte fotografica.

Se nel mondo della fotografia in cui ho cominciato da troppo poco a muovere i primi passi esistessero la destra e la sinistra questi due partiti senza dubbio sarebbero rappresentati, non da Canon Nikon Sony o consumatori di un altro produttore, ma esclusivamente da chi crede che ritoccare le proprie fotografie sia un passaggio obbligato e da chi invece non sente questa esigenza, nutrendo avversione per il finto o additando tale pratica come sacrilegio.

Questo articolo non vuole essere un analisi di questo "movimento politico", nonostante sia giusta e doverosa questa premessa, ma vorrebbe fissare alcuni paletti necessari ad illustrare il lavoro che svolgo nel quotidiano.

Che sia chiaro o meno, ebbene è importante sapere che da quando esiste la fotografia è esistita la manipolazione della stessa; che sia per motivi di goliardia, o per rendere una foto più interessante, la manipolazione dell'immagine è sempre esistita. Quasi un anno fa, contattato per conoscere il suo parere sulle mie prime istantanee, un noto professionista mi disse "la fotografia non è la riproduzione della realtà, ma la sua interpretazione". Da allora ho sempre applicato questo modello.

Una foto piace perchè sa infondere nel suo osservatore un emozione, sa suscitare in quegli occhi scrutatori tutta una serie di sensazioni proprie dell'opera. Per questo il fotoritocco, la manipolazione fa parte intrinseca del corredo del fotografo moderno. Moderno non significa che sia un arte esclusiva delle giovani generazioni sia ben chiaro. Parlando con una cara amica è emerso questo tema più volte, lei grande fotografa fatica con la fase della post-produzione, non per mancanza di apprendimento o avversione verso questo mondo parallelo, alla fine la conclusione è che è sempre una questione di tempi: a volte mancano, a volte arriveranno.

Dico sempre a chi me lo chiede che per me la fotografia è distinta in due parti, sotto il sole, e poi all'ombra della mia piccola lucetta da studio a casa. Due parti che ricoprono la stessa identica importanza. A volte resto su una singola fotografia per ore. Cerco soluzioni alternative, e mentre la guardo l'osservo rivivo esattamente quei momenti. E' un modo per tornare indietro, vivere due volte lo stesso momento.

Vediamo ora il caso che ho scelto.

Ricordo bene quel momento. Ero a Madrid, luglio di quest'anno. Palazzo reale. Ricordo ancora l'ingresso gratuito al mercoledì per tutti i cittadini dell'unione europea. Niente fotografie. Vietato. Vietatissimo. Ormai sembra diventata una moda. Ad ogni modo non cedo. Prima di tutto ho deciso di saggiare la velocità di reazione del personale. Come sapere se uno fotografa? Ovviamente se vede scattare il flash. Benissimo. Grazie al cielo, non lo uso mai in queste occasioni.

Stiamo salendo le scalinate reali che portano alle stanze. Mi fermo sulla balaustra. Dietro di me un addetta seduta sulla sedia che scaldera per tutto il suo turno. Impostata già la macchina per una posa lunga, l'appoggio e scatto stando ben dritto in piedi. L'addetta dopo qualche secondo si alza e gentilmente mi fa notare che non è possibile fare foto. Sorrido mi scuso, non ha visto ne flash ne altro. Lo scatto c'è. Benissimo si può fare allora.

Dopo pochi minuti siamo nella stanza reale. Illuminazione pessima. Il posto è terribilmente buio! Pazzesco. Stiamo li qualche minuto che sembra eterno. Cerco di capire il giro che fa il custode impegnato tra questa stanza ed un altra. Impostati gli iso massimi 1600, diaframma tutto aperto, ottengo solo 1/50. Non posso mirare. Il chilo e mezzo della 40d è tutto sul collo. Aspetto il momento giusto, tengo la macchina ferma tirata per ottenere una foto non mossa. Ci siamo, dito sul grilletto. Effettuo due scatti. Nessuno si accorge di nulla.

Giorni dopo a casa comodamente al pc guardo velocemente le fotografie. Ecco la sala del trono come appariva in formato raw non modificato. (fig. 01) 📷(fig. 01)

Abbastanza buia. Addirittura attraverso un riflesso del vetro si possono scorgere le tapparelle della stanza completamente chiuse. Non dispero. Acquisite le immagini so che qualcosa si potrà tirar fuori. E lightroom è un fedele alleato in questo.(fig. 02)

📷(fig. 02)

Attraverso pochi passaggi, come l'esposizione e la luce di schiarita (fig. 03) si riesce ad ottenere una buona illuminazione. Il risultato è soddisfacente, è presente ora una discreta illuminazione della sala ma, il rumore generato è altissimo. Tremendo a vedersi. E il dettaglio pressochè distrutto.

📷(fig. 03)

Un crop dell'immagine fa comprendere la gravità del problema (fig. 04)

📷(fig. 04)

Come risolvere il problema? Entra in campo photoshop e uno dei suoi mille plugin. Sulla rete se ne trovano di diversi tipi, tra i migliori consiglio Noiseware Professional. Dopo un breve passaggio l'immagine (fig. 05) diventa più accettabile. Attraverso un ottimo algoritmo l'immagine viene ripulita come in una sorta di makeup.

📷(fig. 05)

La perdita di dettaglio è presente senza dubbio, l'immagine appare pastosa e senza dettaglio. Decido brevemente di restituire qualcosa al tappeto, così duplico l'immagine, accentuo il dettaglio del solo tappeto. Le possibilità sono infinite.

Nonostante il crop il risultato è appagante. Non sarà possibile stamparne un poster nè una gigantografia ma fino ad un 20x30 e forse salendo ancora di più il risultato è tutto sommato buono, sopratutto per come è stata carpita l'immagine.  Valutando poi che queste immagini sono quasi esclusivamente di pubblicazione web, una dimensione di 900x600 con un pelo di sharpening in fase di resize renderà l'immagine molto buona.

Nessun inganno, nessun mistero. La fotografia moderna ci fornisce queste possibilità, perchè non sfruttarle, perchè dunque non rendere un immagine anonima molto più interessante?

Questo esempio molto soft, non per via del tappeto, ma della invasività del ritocco di per se molto lieve, è una dimostrazione di quanto sia appagante questo tipo di lavorazione, a patto di scattare sempre in negativo digitale ovvero l'amato formato RAW, il jpeg lasciamo al web...

Immagine originale (fig. 06) passaggio in lightroom (fig. 07) Immagine finale dopo passaggio photoshop (fig. 08)

📷(fig. 06)

📷(fig. 07)

📷(fig. 08)

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