Per strada - strategie dietro lo scatto. Parte I

Aggiornato il: 9 giu 2019

Benissimo andiamo subito al dunque senza girarci tanto attorno,  oggi la fotografia di strada probabilmente nasce da un insieme di fattori. A prescindere dall'abilita o tecnica del fotografo ritengo fondamentale il fattore C: parafrasando il Drake preferisco un fotografo fortunato ad uno bravo.


Per cogliere quell’elemento che avete già in mente potreste passare per strada tanto di quel tempo da divenire parte integrante dell'arredo urbano, ma se non avete culo è tempo perso. Il culo va bene se c’è ma l’attenzione va posta anche nell’essere nel posto giusto al momento giusto ovviamente. E’ più facile fotografare una suora nei pressi di una chiesa tanto per capirci piuttosto che davanti ad un discopub.

A volte però tutto questo non basta. Ci vuole quindi l’approccio corretto. Esistono momenti in cui scattare una fotografia per strada può essere un compito complicato e molto delicato, soprattutto quando si tratta di persone, e specialmente se estranee, e in particolar modo se si usa una lente molto corta, poiché la foto rubata con un teleobiettivo la sanno fare tutti.





Linea tram n°3 Duomo-Gratosoglio. Salgo al capolinea. Mi avvicino al tranviere alla guida. “Saint Lorenz? Colonnne?” E mi sento rispondere con gentilezza “Si si! passa da li questo”. Inutile dire che ne approfitto. Durante il tragitto si instaura un simpatico rapportino tra me “fotografo-turista-straniero” e lui tranviere di lungo corso, mentre letteralmente mi installo armato di reflex alle sue spalle. Passiamo le Colonne di San Lorenzo e avvicinandoci a corso San Gottardo mi fa “Non so se mi capisci, ma se metti sulla macchina un tempo lungo,  lunga esposizione…” “long exposure?” – gli dico “si si quella, mentre passiamo nella prossima via io accelero di più e tu puoi fare delle belle strisce con la luce”. Lo ascolto e così faccio. Non solo quindi mi ha permesso di fotografarlo su un mezzo pubblico, durante il suo lavoro, addirittura mi ha fornito una brillante idea, lasciandomi appoggiare la macchina sul divisorio del posto di guida. Se mi fossi presentato in italiano me l’avrebbe permesso? Io non penso proprio.



Altro esempio. Metropolitana milanese. Più volte ho sentito tanti fotografi lamentarsi che non veniva permesso fare fotografie. Benissimo provo anch’io mi son detto. Entro e prima di tutto passo dalla guardiola posta ai tornelli dove il personale atm controlla la regolarità del funzionamento della stazione, vigilando sulle telecamere. Mi presento reflex al collo alla porticina annunciando in marcato accento straniero “Duomo duomo?” e loro mi indicano la direzione. Ovviamente sorrido ebete inizio a scattare foto nella stazione senza un minimo di fastidio da parte del personale atm. Forse dei casi isolati? Assolutamente no. In metropolitana nel vagone, ripeto la scena, fotografando allegramente le persone, e ogni tanto con bella faccia tosta dicendo “ahh Melano” quasi fossi davvero un turista straniero suscitando ironia generale. Certo bisogna avere la faccia come il culo. All'epoca l'avevo eccome.



Via Turati. Due carabinieri stazionano vicino alle motociclette. Mi fermo in bici. Torno indietro, gli sorrido li guardo e faccio “photo?” e loro sorridendo “solo alle moto” e mentre si spostano CLACK CLACK grazie al grandangolo prendo anche loro… Stessa mattina, porta Venezia, lavori in corso. Mi avvicino a questi uomini tutt’altro che bibliotecari di Oxford intenti a spaccare cemento e catrame sotto un sole rovente. Rimango li un po’ a guardarli, si abituano alla mia presenza qualche parola da parte mia in lingua straniera, poi ancora un volta con un accento marcatamente straniero chiedo la stessa cosa. Inutile dire che non si negano, riusciamo addirittura a parlare di donne. Lo stesso esempio si ripete un'altra sera in piazzale Cordusio. Lavori in corso a tarda notte. Questa volta fotograferò con il cavalletto. Ancora una volta grande tolleranza verso chi non è del nostro paese.

Corso Colombo. Il conducente di questo tram della linea 2 si fa qualche secondo guardandomi così mentre effettuo un panning. Qualche giorno dopo alle 6 del mattino, fotograferò la stessa  linea in un altro punto.  Mentre il tram si avvicinava il conducente mi indicherà sorridendo il numero due con la mano. Era lo stesso di questa foto.



Intravisto in lontananza, questo Capitano di Fregata si avvicinava lungo le fondamenta di Venezia. Ho impostato la macchina sulla massima apertura effettuando due scatti. Poi ho sorriso. Lui ha continuato la sua strada.

Simpatico episodio a Milano. Vedo un vigile urbano che guarda con sospetto una smart parcheggiata in modo abbastanza incivile su un marcia piede. Inizia a scrivere, io inizio a scattare. Mi guarda e mi fulmina con uno sguardo. “Cosa sta facendo?” – “sto fotografando” –  “non può farlo” – “Non sto facendo nulla di male”. Ed inizia un teatrino, quasi mi intima i documenti. Perché lo fa, per come, bla bla bla. Poi viste le mie ragioni e soprattutto “guardi la cancello a la chiudiamo qui” inizia a tranquillizzarsi “No ma lei doveva chiedermelo… se me lo chiedeva….  Allora… forse”. Come finisce la storia? Finisce semplicemente che si mette in posa e termina di  scrivere la multa. Insomma diviene una sorta di set da strada. La foto ovviamente è stata poi inviata allo stesso. 


Potrei citare tanti tantissimi casi, dove la faccia tosta permette di portare a casa qualche scatto che altrimenti non sarebbe possibile fare. A volte, spesso la morale è entrata a gamba tesa su questo modus operandi che ho utilizzato più volte ma va anche detto che il mio scopo è fare una semplice foto come istante della realtà, non per altri fini. Una menzogna ad arte? Ci ho pensato a lungo negli ultimi anni, e credo che sia più simile ad semplice escamotage, un travestimento più che ad una truffa. D'altronde io non mento, sono loro che pensano a tutt'altro. 

Un fotografo di strada deve essere cinico? Si ma con sensibilità. Se non siete in grado di padroneggiare queste due caratteristiche, così contrapposte e peculiari, cambiate specializzazione e datevi ai paesaggi o alle modelle.


La strada non fa per voi.

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