Costiera si, Costiera no.

Aggiornato il: 19 giu 2019

LA COSTIERA.


Vista dalla Terrazza dell'Infinito - Ravello

Nulla di più, nulla di meno. Non serve aggiungere quale. La Costiera è una sola. 


Ebbene erano diversi anni che ne avvertivo il richiamo. Dopo aver navigato e consumato le Cinque Terre, mi sentivo attratto da anche da questi borghi marinari, un nugolo di case colorate, aggrappate, quasi a sfidare la gravità, su rocciosi strapiombi che si tuffano dritti dritti nel profondo del mare. 


Ebbene, pare che come in tutte le cose umane in cui il tempo fa il suo dovere, e quando alla volontà si unisce l'occasione, ecco che allora si materializza quanto tanto desiderato.


PREMESSA. Sono più fotografo che turista. Lo sono sempre stato in fondo. Osservo, non guardo. Vivo, non vegeto. Questo per dire che, come in tutti i viaggi  nei luoghi presi d'assalto dal turismo di massa, mi guardo bene dal pianificare le mie incursioni durante quei periodi chiamati "ponti". Un ponte è una struttura che unisce di per sè due luoghi, ha una sorta di valore positivo, tuttavia in questo caso alla parola ponte non si può che dare l'accezione più negativa possibile.


Semplicemente perché durante questi "ponti" si verificano quei maledetti fenomeni che vedono una larga parte dalla fauna umana trasformarsi letteralmente in uno sciame di locuste. Il famoso turismo Mordi & Fuggi di cui tanto l'industria del turismo del bel paese è così indaffarata a combattere. Quindi oggi non parlerò di cliclé scontati e ovvi, o di quanto sia bella La Costiera. No. Troppo facile. Parliamo di ciò che non va. Di quello che c'è da migliorare. Perché con le cose belle sono tutti maestri a parlarne.


PONTE DI PASQUA 2019.


Le tredici ore impiegate per fare 900 km dovevano suonare già come un pericoloso campanello d'allarme. Invece no, qualche giorno dopo fiducioso e positivo in un bel giorno d'aprile l'avventura inizia lungo la strada statale 16. Una statale. Si immagina bella larga, scorrimento veloce. No. Qui una statale è una stradina ad una corsia, e ricavata da un percorso che era stato studiato due secoli fa dai Nobili Borbone come mulattiera per cavalli e asini. Già gli asini. Ne invocherò tanti, troppi.


Prima idea formidabile. Prendiamo i biglietti del bus alla prima edicola. Ah non vende biglietti... sa dove? ah ok grazie ugualmente. Al terzo tentativo svaligiamo l'edicola. Contenti dei nostri acquisti ci vantiamo già pregustando un comodo viaggio in bus, evitando con astuta mossa il problema di guida e parcheggio. Sarà una decisione che si rivelerà tragica invece.



FURORE. Luogo scelto perché spezza naturalmente la Costiera in due. Vicino alla fermata del bus e soprattutto perché ubicato in un luogo splendido su questo fiordo pazzesco. Parcheggio l'auto, molliamo le valigie zaino in spalla e corriamo alla fermata. Una coppia di milanesi da qualche giorno già sul posto, prima di prendere il bus in direzione opposta alla nostra, profetizza tra il saggio e il perverso: state attenti che a volte i bus sono pieni e non si fermano. Scrollo le spalle. Impossibile. Siamo in Costiera Amalfitana, ci vengono turisti da tutto il mondo, qui i servizi devono funzionare. E poi siamo solo in due alla fermata, un buco ci sarà sempre per due.


Passano i minuti e il bus che da Sorrento andrà verso Amalfi non si vede. Dopo un ritardo clamoroso, eccolo che sbuca dalla curva. Faccio cenno con la mano, e questo invece di rallentare accelera ancora di più. Sparito dentro la galleria poco distante. E' uno scherzo. Inizia a montare la collera. Il prossimo? Altri 20-30 minuti. Ne passano 40. Eccolo. Stessa scena.  Finirà con un duo a farsi 6 km di statale sotto il sole, senz'acqua nel giorno più caldo dall'inizio dell'anno. Inaccettabile. Inaudito. In India si possono almeno aggrappare fuori o sui tetti.



AMALFI. Arriviamo nel borgo incantato e maledetto dopo circa un ora abbondante. Sbuffi, recriminazioni per non dire peggio. Sono nero come la pece. Come primo impatto poteva essere meglio. Tuttavia la rinomata cucina campana saprà risollevare ogni morale. Un pranzo ad Amalfi e il morale sale di nuovo. E' sarà così. Si gira. Si vaga. Si guarda, si vede e si osserva. I turisti paiono come sempre offrire il meglio. Spiaggiati. Arenati. Pare il solito soprammobile urbano. Disseminati qua e là, occupano tutti gli spazi possibili, specialmente se c'è ombra.


Il pomeriggio all'ora del rientro, nel piazzale del borgo sembra di assistere all'imbarco di clandestini per un paese occidentale. Pare che abbiano suonato la ritirata. Vige il caos più totale. Non c'è traccia di indicazioni attendibili sui mezzi pubblici. L'unica regola è l'arte dell'arrangiarsi. Ci si affaccia alla porta di un bus. Si fa un incursione in un capannello di autisti che discutono animatamente. Ti fai coraggio. Scusi è questo quello che va....? ah è quello? Ok grazie. 


E via a precipitarti dall'altro indicato. Salve questo passa da....? ah! ma ci era stato detto così...

Inizi a pensare di parlare due lingue differenti. Poi comprendi che la fila di un centinaio di persone ferme sotto il sole da una mezz'ora in realtà era la tua fila. E raggiungendola preghi di fare in tempo di riuscire a farne parte. Se ti andrà bene ti eviterai un altra quarantina di minuti sotto un sole che, cazzo, ha deciso di martellare forte proprio quel giorno là.


Case appollaiate su rocce a picco sul mare, piccole insenature.

Si parte finalmente. I pochi fortunati seduti. Gli altri, quelli che sono arrivati per ultimi, stanno in piedi come cavalli. In una sofferenza che sa di beffa. Sudati. Puzzolenti. Stanchi. Ci si guarda attorno. Si cerca empatia, la solidarietà tra turisti. Uniti nel dolore, siamo tutti più amici. Sembriamo più esausti per l'attesa che non per la lunga marcia passata a esplorare negozietti, bar e vicoli. Un colpo di clacson. La fila che non si muove. Guarda quello! Si mormora. Si commenta il traffico in uscita da Amalfi. Traffico. Se è paralizzato non si chiama più traffico. E' un blocco.


Passano i minuti. Dieci, quindici venti. La strada è uno stretto cornicione condiviso da mezzi di ogni tipo. Tutti vogliono passare tutti. Clacson di nuovo. Fumo che esce dai tubi di scarico. Caldo. Puzza di gasolio. Si parte. Poi si frena. Guarda questo! E tutti a scuotere la testa. Passaggi millimetrici. Gli autisti dei bus che pensavo di trovare rilassati, farebbero la bella vita nel traffico della circovalla di Milano alle 8 del mattino. Non è traffico. E' una guerra di posizione. Metro per metro si avanza, finché dopo circa 40 minuti abbiamo percorso quei 6km che a piedi qualche ora prima avevamo percorso in un ora. 


Siamo in guerra pare. Il giorno dopo si cambia tattica. Auto. E auto sia. I biglietti del bus diventeranno un immacolato ricordo. Partiamo di buon mattino, destinazione Ravello, dove trascorriamo piacevolmente la prima parte di giornata. Poi dopo una pizza spettacolare ecco arrivato il momento di scendere di nuovo verso Amalfi e infine a Furore. In totale 8-9 km. Distanza che copriremo in circa 2 ore e 40 minuti. 


Questo non è più turismo. Questa non è guerra.


Questa è follia.


CUSTODIAMO IL TERRITORIO E L'AMBIENTE NO L'IMMONDIZIA.

Il giorno seguente consiglio di guerra. Altro cambio di tattica. Auto ad Amalfi e da li traghetto per Positano. Compriamo i biglietti sia per l'andata che il ritorno. A volte te li vendono, in altri posti no. Devi acquistarli un ora prima. A piacere del venditore. Senza una logica apparente. Vai a capire. Sbarcheremo via mare. Stavolta evitiamo il traffico. E' fatta. Eppure anche qui tutte le certezze vacillano e vengono meno. La piacevolezza di una giornata trascorsa in una tra le più belle località del nostro paese si sgretola in quello che verrà ribattezzato come l'assalto al traghetto. 


Veduta di Positano.

Anche qui, tutto viene fatto alla carlona. Non un cartello, non un indicazione. Tutto per sentito dire. Per tradizione pare. Il battello arriva e viene gridato il nome della località. La coda arrangiata, già di per sé poco credibile è li per li per cedere. E' questione di poco. Parte l'assalto all'arma bianca. Turisti, che poco hanno del turista cercano di saltarla. Scavalcano cercano di fotterti. L'unica regola è cercare di scappare via. Scene viste solamente nelle code dei parchi giochi dove i ragazzini hanno questa tendenza. Sbraiti, urla. Non si arriva alle mani per poco. Probabilmente a Pompei il 24 agosto del 79 dc c'era più dignità. Mi vergogno molto per quanto visto e sentito. Questa gente dovrebbe ricordarsi di essere in vacanza, ma evidentemente in un clima del genere prevalgono altri comportamenti e non c'è da stupirsene. Il comportamento è direttamente proporzionale al clima dei servizi offerti.


LA COSTIERA è bella vista dal mare. Te ne puoi innamorare. Osservi ogni piccola insenatura, sogni di essere su un terrazzo di ogni casetta bianca. Sogni che possono essere vissuti brevemente, perché la vita qui è un incubo anche per i cittadini stessi. Costretti perfino a dover pagarsi il parcheggio nonostante siano residenti. A dover girare con vespa o scooter anche in inverno per evitare di impantanarsi nel traffico morboso e opprimente di questi luoghi. E' così per gran parte dell'anno. Ed è un gran peccato che a tanta bellezza non riesca a corrispondere un livello di servizi decente.


Un meteo non certo degno della Costiera.

E DOMANI. Complice la ruggine di anni di inattività. Complice un meteo orripilante, non ho ottenuto grandi scatti. Probabilmente non sono stato capace di vedere. Non ho osservato abbastanza. Mea culpa. Tuttavia ora, adesso posso permettermi un naturale confronto tra Costiera Amalfitana e Cinque Terre. Per conformazione, storia, orografia tra i luoghi simbolo del nostra penisola in ambito marinaresco. Senza dubbio, sceglierei la meta ligure. Non per la vicinanza. Non per la cucina. Non per la simpatia dei locali. Il motivo è  prettamente logistico. Pratico. In liguria non c'è quella maledetta ss163.  Traghetto e una ferrovia efficiente. La ss 163 è una magnifica strada, cinge la Costiera come una grande muraglia, ma non è li per difenderla. Lascia passare. Tutto e tutti. Il turismo è democratico in fondo.


E prerogativa tutta umana e in special modo mentalità legata al profondo sud del nostro stivale è quello di adagiarsi sugli allori. Non è sufficiente vivere di rendita basando tutto su una bellezza decadente quella quella dei borghi della Costiera.


E' una bella strada, selvaggia ma solo quando la puoi vedere davanti a te. 

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© 2019 by  Sergio Del Rosso