Città Umbre

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Lunedi 11 maggio. Lasciamo Urbino e il montefeltro alle nostre spalle in una lucente mattina di sole. Vista dall’alto la strada verso Città di Castello è un lungo, lunghissimo serpente scuro che si insinua tra boschi e vallate. Imbocchiamo la E78 verso Urbania, poi puntiamo diritti a sud-est invece di dirigerci verso Sant’Angelo in Vado. Optiamo per la strada più lunga...

Una strada che si inerpica tra boschi e lambisce piccoli paesi in questo fazzoletto di appennino. Nei pressi di Acqualagna, svoltiamo a sinistra, direzione sud-ovest verso Piobbico, poi Apecchio dove la strada ci precipita sulla nostra metà. Poco battute a tratti deserte, sovente incontriamo qualche autoctono del luogo di fretta che lasciamo passare facendo segno con il braccio. Gli spostamenti in auto sono senza fretta, ogni tanto uno stop per le foto di rito e i normali bisogni primari.

Attorno alle dieci e mezzo siamo alla metà. Con non poca difficoltà parcheggiamo l’auto ancora carica di valigie nascoste nel baule, in un parcheggio di viale Diaz; carichi del giusto per una breve escursione ci dirigiamo verso quello che pare il centro. E’ questione di non molto tempo, il realizzare che la visita ci potrà regalare ben poche sorprese. Nessun monumento degno di attenzione, nessuna veduta da batticuore. Città di Castello è più città che castello, infatti a dispetto del nome di antichi manieri e rocche neanche l’ombra.

📷Città di Castello, chiacchere di paese

Ci colpisce tra tutto la Chiesa di San Francesco. Ci fermiamo presso una delle porte laterali a contemplarne il campanile, quando il Padre della chiesa ne esce, un saluto di circostanza. La curiosità, due parole e poi l’invito ad entrare, nonostante fosse chiusa. Ne approfittiamo. Qui ammiriamo la copia dello “Sposalizio della Vergine” dipinto da Raffaello nel 1504, il cui originale è custodito a Milano. Un incontro piacevole in una città tutto sommato anonima che non consiglio di visitare vista la presenza di altri luoghi ben più importanti nelle vicinanze.

Ripartiamo all’ora di pranzo con il presentimento, anzi la quasi certezza di aver perso tempo. Così sotto un sole cocente risaliamo verso le alture invece di percorrere la provinciale. Nuovamente Colli, boschi lussureggianti, campi e vigneti da una parte all’altra. L’Umbria è e sarà una delle Regioni più verdi in cui io abbia messo piede. Non si può non considerarlo il polmone verde del paese.

📷 Il verde dell'Umbria

Ore 13 siamo a Gubbio. Un colpo d’occhio senz’altro avvincente. Il nucleo della città più antico incassato sul fianco del monte Ingino, e le propaggini che si stendono ai suoi piedi. In viale Teatro Romano si trova un grande parcheggio libero, iniziamo quindi la visita. Per Gubbio questa è una settimana molto speciale. Si corre la corsa dei Ceri. Tutte le finestre vengono addobbate con gonfaloni e stendardi per un evento che si ripete ogni maggio dal 1160! Gli antichi vicoli in pietra assumono una vitalità del tutto particolare. Dando l’immagine di un paese medioevale ancora vivo. Tra un vicolo e l’altro cerchiamo le ombre che gli antichi palazzi proiettano sul terreno, il sole sta cuocendo ogni cosa.

📷 I colori di Gubbio

Dopo un veloce pranzo, le ore più calde le trascorriamo nel verde del parco Ranghiasci, risalente al secolo XIX. La quiete e la tranquillità del luogo quasi mi lasciano cadere in un dolce riposo quando una squadra di manutenzione inizia a tritare l’erba. E’ tempo di ripartire. Decidiamo di salire al Santuario di Sant’Ubaldo. Salire poiché è situato più in alto della città, dominandola dall’alto. Vi sono due modi per arrivarci. Con il Cavallo di San Francesco, ovvero i piedi, o con la funicolare monoposto, consigliata vivamente in periodi estivi. La salita è emozionante, specie per chi non ha mai praticato sci. E in caso di vento l’emozione sarà notevolmente arricchita gratuitamente!

📷 In gabbia

Il santuario immerso nel verde non è grandissimo. Un oretta scarsa permette di visitare il visitabile, sedersi nella chiesa in cui è custodito il santo e ammirarne il sepolcro. Siamo quindi ridiscesi a metà pomeriggio, raggiungendo il centro storico. Tra tutto piazza Grande è il luogo che più mi è rimasto impresso: incantevole per attendere il tramonto sorseggiando una bibita fresca. La vista sull’Umbria è li a portata di mano. Tetti camignoli antenne e nuovamente spazi aperti. Campi alberi colline e boschetti qua e là puntellano tutto ciò su cui l’occhio scorre, fino all’orizzonte.

📷 Gubbio, Piazza Grande

Inoltre scopriamo una Gubbio diversa da quanto visto finora. Nonostante le apparenze di metà pomeriggio appare una città molto giovane. Nel tardo pomeriggio di un lunedì non festivo l’atmosfera che si respirava non era da meno rispetto alle più rinomate zone da aperitivo milanese. Tutt’altro. Il vecchio e il nuovo sapientemente amalgamati formavano un quadro davvero interessante, meritevole forse di una futura visita notturna. Rimane una città da visitare assolutamente, non eccessivamente faticosa, nonostante i sempre presenti Sali scendi scalinate che caratterizzano molte città umbre.

Martedì 12 maggio. Abbiamo dedicato ad Assisi tutta la giornata di martedì nonostante forse sarebbe bastato anche meno. Difficile poter fare paragoni tra le varie città visitate nel corso di questo viaggio. Di tutte queste senza dubbio ad Assisi spetta il merito di città più mistica, senza quasi doverne spiegare i motivi. Capoluogo spirituale dell’Umbria sono sempre stato propenso ad immaginarmi questa città come noiosa, calda, banale nella sua unicità. Invece questo senso acritico era totalmente errato.

📷 Assisi e il colle del Paradiso

Anche Assisi si è sviluppata su un colle, e come tutte le città medioevali ne ha mantenuto i tratti originali, trasmettendo al visitatore sensazioni di un piacevole passato ancora presente. Le chiese che si trovano in questa città sono magnifiche, così come i capolavori esposti. Il turismo vuoi religioso, vuoi di massa su cui tutto è fondato rendono la città da un certo punto di vista molto commerciale. E’ una presenza continua di negozi, botteghe, ristoranti, bar, tutto improntato a dare più scelte al turista. Cuore pulsante della città è piazza del Comune da cui le vie principali portano alla Basilica di San Francesco. La basilica sorge su un colle chiamato fino al XIII secolo colle dell’Inferno, luogo dove venivano eseguite le pene capitali. Quando vi fu seppellito san Francesco venne ribattezzato Colle del Paradiso.

📷La Basilica

Qui la vista in contemplazione della basilica, della statua, e di un albero di ulivo, che si abbia il dono della fede o meno, è un emozione. Si avverte in tutta la sua grazia la solennità del luogo, si ode gli echi di milioni di persone che sono passati da qui e il tempo che trascorre inesorabile per chiunque. La basilica all’interno non è fotografabile e come a Padova sorge sempre il desiderio di farlo ugualmente, non per sprezzo del luogo ma perché lo ritengo di per se ingiusto. Il tema è sempre lo stesso, il flash dei fotografi dilettanti armati di compattina rovina affreschi e mosaici. Inoltre non servirebbe neanche vista la limitata portata di questi giocattolini. Perché essere limitati da costoro, abbiate pazienza mi chiedevo, seduto in contemplazione davanti la tomba si San Francesco?

📷Tomba del Santo

Pensa che ripensa automaticamente imposto la macchina su una lunga esposizione. 13 Secondi a f/9 sarebbero bastati. Devo trovare il momento giusto. Passa un addetto alla sicurezza, tanto solerti nel bloccare eventuali fotografi quanto gentili nel fornire indicazioni. Attacco bottone. E guarda che caso faccio cadere il discorso sulla fotografia. “E’ un peccato non poter fotografare tutto questo, ma i flash rovinerebbero tutto, non trova?”

Lui risponde con gentilezza confermando la mia tesi a quel punto il rischio me lo prendo tutto essendo in gioco. “E se faccio una foto senza flash e senza che ne nessuno se ne accorga?” Mi guarda sorridendo complice. Premo il tasto dell’otturatore nascondendolo con un colpo di tosse. Nessuno se ne accorge. Passano i secondi sembrano attimi eterni. Li conto e altro colpetto di tosse. Era un colpo singolo non si poteva sbagliare. L’inquadratura era il massimo ottenibile. L’unicità la renderà per sempre speciale. Ringrazio vivamente il mio complice che mi sorride e mi avvio verso la luce dell’esterno…

Assisi per i suoi tratti religiosi non è forse la meta per i più giovani. Difatti inutile negare che l’età media dei turisti è di per se molto più avanti rispetto alla nostra e mi sono chiesto se ciò possa derivare dalla ricerca dell’illuminazione o della fede da parte di chi arrivata ad una piena maturità fisica ricerchi anche quella spirituale. E’ un pensiero che mi porto dietro spesso.

Meritevole di una fugace visita anche la fortezza, posta sopra Assisi, raggiungibile con circa 15 minuti di passeggiata inerpicandosi per una ripida salita. La vista ripagherà lo sforzo senza dubbio, anche solo poggiare il palmo della mano sulle mura.

Mercoledì 13 maggio Lasciamo di buon mattino Valfabbrica e l’agriturismo, rimpiangendo un po’ l’isolamento che inizialmente ci aveva inquietato ma a cui nel giro di una notte ci eravamo abituati. Un casale immerso nel verde diviso dalla civiltà da cinque chilometri di strada sterrata stretta tra le colline. Dirigiamo l’auto verso sud, passiamo Assisi, ferma li incassata dove da migliaia di anni, stavolta l’ammireremo da lontano solamente. Questa sera dormiremo a Castelluccio di Norcia, nel parco di monti sibillini. Sulla strada due tappe. Spello e Bevagna.

📷 Spello

Spello è a pochi chilometri da Assisi lungo la strada per Foligno e l’aspetto ormai familiare di città abbarbicata sul fianco della collina ci fa sorridere pregustando vicoli, viuzze, portoni da esplorare, e così sarà. E’ una cittadina, o meglio un borgo incantevole che ha saputo mantenere inalterati i tratti medioevali di un tempo. La sua caratteristica solo le minuscole vie acciottolate dove si susseguono archi ed edifici di pietra, completamente adornate dal verde di piante vasi e fiori.

📷 Un altra Italia

Verso l’ora più calda della giornata ovviamente, decidiamo che è tempo di tornare alla macchina ormai calda e pronta per regalarci un po’ di sauna gratis. Bevagna non è lontanissima. Un località molto bella e con una serena qualità della vita e una bellissima piazza Silvestri. Lungo la strada il navigatore fa cilecca, il caldo è spossante, la sete, il sudore negli occhi e a volte nasce una storiella.

📷La legge

Un errore, una precedenza non data, la coda dell’occhio nel retrovisore mi regala un immagine non tra le più gradevoli. Una volante dell’Arma, dietro l’auto a cui non avevo dato precedenza mi lampeggia dopo il fattaccio. Documenti mentre ci guardano di traverso. In effetti faremo tutto il viaggio con la sensazione di essere un po’ sempre fuori luogo. Non appariamo come normali turisti, sempre un po’ laceri e con la barba lunga, l’impressione non è sicuramente delle migliori… Fa caldo che l’asfalto trema e inizio a chiacchierare con il capo macchina davanti al mio sportello. Parliamo del nostro viaggio mentre tardano ad arrivare le informazioni che hanno richiesto via radio. Il capo macchina vista la mia attrezzatura mi invita a mostrarla al suo collega in auto anche lui appassionato…. Come si suol dire finisce a tarallucci e vino.

Da una possibile contravvenzione ne usciamo di lusso, le indicazioni sulla strada corretta da prendere, i saluti di una buona vacanza e una foto ricordo perché anche questo è stato un momento di vita. Dubito che a Milano sarebbe successa la stessa cosa. Questa è forse la magia di un Italia più lenta, una Italia più sana e genuina che ormai vado cercando.

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