© 2019 by  Sergio Del Rosso

Eppure, tutto sembra senza limite.

"Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile, però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte.

Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio?
Un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza, neanche riuscireste a concepire la vostra vita, forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.

Quante altre volte guarderete levarsi la luna, forse venti.
Eppure, tutto sembra senza limite."

 

Ho iniziato a fotografare per gioco. Ho iniziato a fotografare per sfida. Ho iniziato a fotografare per divertimento. Ho guardato. Ho visto. Ho osservato. E solo allora ho iniziato a "vivere" il mondo che mi circondava.

Come dico sempre a tutti coloro che mi chiedono di spiegare la fotografia, rispondo che per impararne le basi basterebbe un pomeriggio. E' per imparare a "capire" la luce che non basta una vita intera. Così come non è abbastanza una sola vita per scoprire tutto quello che ci circonda, o che solo si nasconde appena un po' più in là del nostro orizzonte.

La fotografia, la scrittura con la luce. Questa macchina del tempo meravigliosa, l'unica forse, che insieme al ricordo è in grado di trasportarci nello spazio e nel tempo come nient'altro. Uno strumento potentissimo. Un arte forse. Non so. Sicuramente è emozione. Trasporto. Trascendenza.

La fotografia è Vita. E qui in parte voi vivrete un po' la mia.

I primi anni ho cercato di capire, imparare il più possibile. Iniziando a muovermi con cautela, in seguito ampliando sempre più i miei pellegrinaggi macchina al collo, secondo gusti e sensazioni dettati dal momento. Sono giunti i primi successi*, perché la fotografia è anche sfida. Le prime pubblicazioni, i primi concorsi vinti.

 

Il tutto mi riempiva di un certo orgoglio. Persino trovare in Scozia la cartolina più venduta con il mio nome stampato dietro o vedere le proprie fotografie valorizzate (e pagate bene!) dall'ufficio del turismo del governo new zelandese per le loro campagne pubblicitarie.

 

 

 

 



 

 

Tuttavia le public relations non sono mai state il mio forte. E poiché senza queste un fotografo commerciale (almeno in Italia dove a campare di fotografia si fa la fame!) è solo un fotografo a metà, mi ritrovai a lasciar perdere concorsi e quant'altro per dedicarmi alla scoperta di ciò che mi aggradava e che più mi rendeva felice, vivere e fotografare senza pensieri.

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